Interazioni e giochi ripetuti
Spesso trattiamo le interazioni come eventi singoli.
Vogliamo vincere questa discussione, dimostrare il nostro valore ora, avere ragione nel momento.
Ma, come accade per molte altre cose nella vita, è un’illusione.
Quasi tutto è un gioco ripetuto: rivedrai queste persone, ci lavorerai ancora, e anche chi osserva senza intervenire sta prendendo nota.
Nulla accade davvero una volta sola.
Entropia relazionale
In “La vita è disordine, e a volte può travolgere” scrivevo che l’esistenza non è una sequenza ordinata di eventi, ma un flusso continuo di cose che accadono e delle nostre reazioni a esse. Le relazioni non fanno eccezione.
Ogni interazione lascia un residuo.
Dopo, qualcuno ti apprezzerà un po’ di più o un po’ di meno. Sarà più o meno incline a coinvolgerti, a portarti problemi, a consigliarti o evitarti.
E, cosa spesso trascurata, stai insegnando che tipo di problemi vale la pena portarti.
Pensare in termini di condizionamento
Qui entra in gioco Pavlov, non come riferimento accademico, ma come metafora utile.
Ivan Pavlov osservò che, quando uno stimolo è ripetutamente associato a una conseguenza, col tempo basta lo stimolo da solo a generare una risposta. Non serve un’intenzione cosciente: è la ripetizione a creare l’associazione.
Applicato alle relazioni, il principio è semplice:
ogni conversazione è un evento di condizionamento.
Stai insegnando agli altri come ci si sente a lavorare con te, che tipo di feedback dai, quali sfide appartengono al tuo perimetro e quali no.
I pattern che si consolidano
Alcuni esempi sono fin troppo chiari:
Se qualcuno arriva con una domanda e se ne va sentendosi piccolo, smetterà di chiedere.
Se porta un problema difficile e trova curiosità, ne arriveranno altri.
Se risolvi sempre tutto al posto degli altri, allenerai la dipendenza.
Se critichi sempre, il lavoro inizierà a essere nascosto.
Non è una questione morale. È il modo in cui i sistemi umani si assestano nel tempo.
La campanella suona sempre
In questo senso, sei tu Pavlov.
Ogni interazione fa suonare una campanella.
La domanda non è se stia rinforzando un comportamento — lo sta facendo comunque.
La domanda è quale.
Come per l’entropia quotidiana, non esiste un controllo totale: esiste solo la possibilità di scegliere dove posare lo sguardo e cosa alimentare.
Durezza, contesto e coerenza
Questo non significa che tutto debba essere morbido o accomodante. Un feedback duro, se dato bene, può essere estremamente motivante.
La differenza la fanno il tono, il tempismo e la coerenza. Sono questi a creare il feedback loop che definisce la tua reputazione e, nel tempo, la tua capacità di fare progressi reali.
Autonomia e relazioni, come già osservavo parlando di disordine e prospettiva, non si escludono: si definiscono a vicenda. Anche qui, il lavoro non è eliminare il caos, ma imparare a convivere con esso senza perdere ciò che conta.